I primi interventi.

Alla sorpresa e al disagio iniziali il gruppo reagisce pragmaticamente aggiungendo, una seconda busta a quella di Mabel. Il viaggio deve riprendere secondo le tappe e le prenotazioni effettuate ma i 60 bambini hanno lasciato una traccia indelebile nel cuore della comitiva. Impossibile dimenticare i loro sorrisi e i loro sguardi, sguardi di chi che non chiede niente e allo stesso tempo tutto.
Prima di ripartire per l’Italia il gruppo si attiva alacremente per acquistare scorte di medicinali, latte in polvere, acqua potabile, riso integrale. Si comincia a pensare anche ad interventi più strutturali, il primo dei quali è far arrivare l’acqua per l’igiene personale dei bambini.
Nell’arco di pochi mesi si riesce a far posizionare una pompa in uno stagno nelle vicinanze e poi vengono costruite delle grandi vasche di raccolta da cui, attraverso una piccola canalizzazione, l’acqua giunge in alcuni pozzi di cemento, secondo l’usanza birmana, antistanti il monastero. Ora i bambini possono finalmente lavarsi e lavare indumenti e tutto ciò che serve.














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